(eh no, la (auto)recensione non me la perdo)
TITOLO: Prove di seduzione
AUTORE: Arimane
GENERE: Incompiuto
PAGINE: ∞
Nell'ormai logoro - o esausto - ambito della sperimentazione si può collocare oggi un ulteriore esempio di produzione incontrollata che, con la sua presuntuosa e paludata solennità, ci imprigiona nella palude dell'incompiuto. Centinaia di racconti, di diverso stile e generi, accomunati dalla caratteristica di interrompersi dopo poche righe. Siamo trascinati dall'indubbia ma vuota abilità dell'autore attraverso improbabili rivisitazioni di classici, ispirazioni kafkiane, esercizi di letteratura di genere, abbozzi fantascientifici e classici ottocenteschi. Pervade il tutto una ambigua filosofia pessimistica e surreale, tanto più irritante quanto insistentemente riproposta. Un lessico e una sintassi ricercati, ma alla fine inutilmente sperperati disegnano percorsi tortuosi e non sempre sorprendenti come dovrebbero essere nelle velleità dell'autore.
Si ha la netta sensazione che l'interruzione sia, più che l'espressione della fine della narrazione classica, come forse vorrebbe suggerire l'autore, il risultato della sua reale incapacità di continuare e di giungere al racconto compiuto.
Si salva, forse, qualche immagine non banale, qualche felice ritmo narrativo; ma l'impressione complessiva non può che confermare il compiacimento per il fatto che tali assurde iconoclastie restino lontane dagli scaffali delle nostre librerie.
TITOLO: L'illusione dell'esistenza.
AUTORE: Malachia - monaco cistercense
GENERE: Profezia
PAGINE: 0
Irlandese di nascita, Malachia sa, dal suo primo vagito, che si consacrerà a Dio aspettando nella sua umile cella i segni divini a lui promessi. In una notte particolarmente ventosa, il protagonista sogna il quando e il come avverrà la fine del mondo.
Inutile descrivere il freddo tagliente di quella stanza al suo risveglio, la finestra abbandonata al vento, che chissà per quale arcano motivo, ora sbatte maligna con violenza. La pioggia leggera varca le mura ma non arriva ad inumidire la copertina del libro bianco pronto per accogliere le parole divine. Per destino sono gli stessi vocaboli, purtroppo, che non potranno mai macchiare l’immacolata essenza di quelle pagine. E’ l’anno 1140. Si racconta che un certo Arnold Wion, benedettino, attorno al 1595 abbia strappato le pagine del libro non potendone sopportare il loro candore. Il silenzio, il vuoto abissale, l’assoluta assenza di contenuti di cui quest’opera è costituita è così illuminante e profetica da indurci a trovare sempre nuove e profonde chiavi di letture.
TITOLO: FINIS TERRAE
AUTORE: ANONIMO
GENERE: REALISMO ISTERICO
PAGINE: 3601
Il protagonista, un essere inanimato che vive su una anonima roccia, decide di dare una svolta alla propria vita.
Parte dalla sua modesta ma dignitosa postazione, per vedere dove finisce il Mondo.
Già, dove finisce il Mondo?
Seguono 3600 pagine spassosissime sulla sua avventurosa ricerca dall’Eocene ad oggi, dal primo orizzonte che vede alzandosi in punta di piedi ai confini delle galassie più lontane. Pagine dense di episodi particolareggiati assolutamente inutili ma dipinti in modo mirabile, che travolgono il lettore fin dalla prima riga; coinvolgente la frizzante vitalità del protagonista di questa storia folle, nei cui infiniti dettagli insignificanti è possibile perdersi.