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   Questo spazio vuole essere un luogo di gioco misurato e composto. Lo scritto unisce con leggerezza i partecipanti per affinità e vicinanza.

 



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venerdì, 25 maggio 2007
 

Le tasche di Arimane (oggi)
Le tasche, Arimane ha dovuto svuotarle, o ha voluto. Troppo piene, cosìcché tutto diventava cianfrusaglia o non si trovava per niente. Ha lasciato le sue cose da qualche parte e non ricorda bene dove; per adesso non importa, d'altronde. Tiene solo l'indispensabile, in tasca: una penna e un taccuino, una tavoletta di cioccolato, le sigarette, un orologio sempre in ritardo. Ah, sì, c’è anche il foglietto con le password, ché le dimentica sempre.
postato da ArimaneBis | 01:03 in tasca


giovedì, 24 maggio 2007
 

L’infanzia è tenerezza, è un tempo immacolato, è il dato immutabile dell’impunità; ha tasche, numerose o solo grosse, e un futuro sconfinato come un oceano. Un tempo indisturbato e terribile come la vita stessa. Non si sa più cosa si deve pensare di noi, delle donne, di cosa si è divenute. Le mie tasche sono come le tue Giarre, vuote, perché qualunque cosa io abbia non la trattengo mai tra le mani, mi piace spartirla, farla crescere, duplicarla e condividerla. Ho abiti stretti, scomodi, di rappresentanza;il più delle volte non hanno tasche li indosso con l’autorità della mia età e sorrido alla naturalezza alla mia povertà.
postato da cominciare | 18:12 in tasca
 

tasche ora

le mie tasche bucate erano piene di desideri
le mie tasche bucate erano strabordanti di piani
le mie tasche bucate erano affollate di amici
le mie tasche bucate erano colme di affetto
le mie tasche ora sono solo bucate
postato da giarre | 08:11 in tasca


mercoledì, 23 maggio 2007
 

Le tasche di Arimane (a 10 anni)
 
Per quanto affondi sempre di più la mano nella tasca, non riesce a toccarne il fondo. Al tatto riconosce – o così gli pare – le cose che compongono gli strati che attraversa frugando.
Questa dalla consistenza ruvida è la bugia che ha detto ieri, questa ormai molliccia è quella dell’altroieri (deve ricordarsi di buttarla via, non serve più). Rassicurato, tocca la figurina rara che non scambierà mai, è sempre al suo posto. Si insinua fra viti di meccano, matite colorate ridotte a mozziconi, chiavi in disuso che ha voluto per sé, fogli accartocciati con disegni minuti di scene di battaglia, fiammiferi segreti, spine dalla forma curiosa, elastici rossi, piume di gabbiano, una galla di quercia, il ricordo – incomprensibilmente caldo - di Anna della quarta B, un soldatino piccolissimo (la mano con la pistola si è rotta), la pallina di pongo del colore indefinito che risulta dalla confusione di mille altri, la biglia di vetro con la spirale colorata che tutti hanno, la paura del corridoio buio, lo scubidù che non sa più intrecciare, una boccetta di mercurio brillantissimo e ambiguo (argento vivo, dicono; ed è vero, pensa lui; e questa non ce l’ha nessuno), il francobollo di un paese lontanissimo, quasi dubbio, staccato dalla lettera del nonno-comandante in viaggio, il residuo di un maialino di zucchero del quale ha mangiato tutto tranne il muso, resistendo stoicamente alla gola. Niente, la cucitura del fondo, con le sue briciole di pane vecchio, con la sabbia dell’estate interminabile, con il suo buco aperto sul futuro, sembra irraggiungibile, per quante cose la nascondono.
Nell’altra tasca non lo cerca nemmeno, il fondo: è quella dei sogni, tutti alla rinfusa. Quelli fatti la notte, fermo per il terrore o aggrappato alla loro luce per non uscirne. Quelli fatti di giorno - camminando, magari – invidiando, o osservando per imparare, la sicurezza del ragazzo che intravvede sull’altro marciapiedi o il gesto affettuoso di un padre che si china a parlare al bimbo piccolissimo tenuto per mano. Stanno lì, cambieranno molte tasche, li tirerà fuori uno a uno, al tempo.
Nelle tasche posteriori, quasi nulla: figuriamoci se ci mette qualcosa di utile, ché si schiaccerebbe come fu per lo scarabeo secco, iridescente, che gli parve un miracolo trovare su quel ramo. Qualche biglietto, al più, del raro cinema pomeridiano.
Nel taschino, quello piccolo, quello difficile da frugare, invece, ecco le promesse che ha ricevuto e che tiene lì, ben conservate, che non si sciupino. E, con loro, il ricordo dei libri già letti (o guardati, molti sono di figure) e il desiderio di quelli da leggere, sconosciuti e immaginati.
Ma la moneta, la moneta d’oro, la moneta magica che gli dicono avere ricevuto in regalo, non gli riesce mai di trovarla, non l’ha mai vista né toccata. Dev’essere nel fondo irraggiungibile, o forse qualcuno gliel’ha rubata, o forse l’ha perduta. O forse è semplicemente un’altra bugia.
 
postato da ArimaneBis | 10:48 in tasca


martedì, 22 maggio 2007
 

Nel fondo delle mie tasche c’è sempre qualcosa di dimenticato, sono piccole particelle insignificanti di momenti vissuti. Eppure quella biglia l’ho vinta proprio ieri, quella terra sbriciolata era quella della buca dove giocavo così tanto tempo fa, e anche un pezzo di fante di cuori trovato per la strada era rimasto impigliato nella fodera. Una volta ci misi un pulcino e me lo dimenticai rotolandomi sui campi, rimase nel buio ad occhi chiusi e che gioia ritrovarlo vivo! Quando piove vado a caccia di salamandre anche quelle in tasca resistono un po’ di giorni, quando sono morte le seppellisco nell’orto in una foglia di castagno sopra un letto di piccole pietre incastonate, sono passate da una tasca all’altra come quando oggi rubo per regalare. Spesso le mie tasche si bucavano e le cose più piccole scivolavano nella fodera in fondo, imprigionate in un labirinto scuro di cuciture e sfrangiamenti.





È lui l’inventore, l’erede di qualcosa di universale, il signor Tasca che cuce e che taglia brandelli di saggezza. Fin dai primi anni della sua vita il signor Tasca aveva quell’assoluta necessità di nascondere qualcosa che gli veniva negato, i pochi soldi li teneva nelle scarpe e tutti avevano bisacce, sacchetti per tenere le piccole cose che accompagnano la nostra vita. Tutto iniziò da uno strappo come del resto anche l’universo, e lui coraggioso guerriero sulla sua macchina da cucire delimitava il vuoto con dei rettangoli e scoprì il valore della sua libertà dove finiva proprio il suo circumnavigare. Aveva inventato le tasche per imbrogliare la gente, riempiendole di sassi ciò che avrebbe venduto pesava di più. È indubbio che il signor Tasca ha sempre avuto il difetto di rubacchiare e la tasca sia la sua che quella di altri era il tavolo da lavoro per lui. Ma anche le tasche si ribellano e senza dire niente a nessuno aprono un varco verso la libertà.
postato da miskin | 17:48 in tasca
 

tasche sporche:


Dalle labbra spuntava sempre una risata birichina. Gli occhi erano i primi a tradirmi, poi si muoveva il resto della faccia. Per fortuna quasi nessuno se ne accorgeva. Allora era arrivato il momento – il geste per sgattaiolare in giardino e perdermi dietro ai sempreverdi geometrici. Aspettavo immobile che la voce si stancasse di ripetere il mio nome e quando solo il canto degli uccelli riempiva lo spazio dei silenzi, iniziavo il mio meraviglioso unico gioco gonfia d’orgoglio. Dalle tasche estraevo con cura i miei tesori: una biglia di vetro, il mozzicone di una matita morsicato ma pieno di storia, la ruota di una macchinina, le scarpe di plastica della barbie di mia sorella, un penny, alcune perline di plastica colorata, un foglio strappato dal quaderno di scuola, un accendino bic, alcune caramelle alla menta. Le mie bizzarre cianfrusaglie si trasformavano nel ricercatissimo tesoro dei pirati. Disegnavo con cura la mappa, la bruciavo ai bordi per regalarle una vita propria e ricacciavo nelle tasche il foglio ingiallito per poterlo stropicciare come si deve!
postato da cominciare | 10:05 in tasca


lunedì, 21 maggio 2007
 

4 tasche

tasca destra bucata...
tasca sinistra: un biscotto mezzo mangiato, un leccalecca mezzo ciucciato, una pallina da tennis, il dizionario di francese, un lista di frazioni e espressioni matematiche,il foglio di un PINGUINO appallottolata.
tasca posteriore: una copia dell'INTREPIDO e una di LINUS, un santino preso in chiesatasca posteriore sinistra: bucata anche quella
postato da giarre | 23:31 in tasca
 

Tasca destra:

Piccolo serramanico per fare la punta alle frecce
Scatola fiammiferi “svedesi” (per ogni evenienza)
Chewingum singolo, cuboide, color rosa shocking, semisciolto.
Dente perso dal cane Arcibaldo, come portafortuna
Una moneta dell’”Operazione Dollaro Topolino”
Un sasso piatto trovato vicino al fiume

Tasca sinistra, quella dei dubbi temporali:

Il portachiavi che avevo fabbricato, in resina trasparente, per accogliere un piccolo ramo di agrifoglio come il cavalluccio marino nel portachiavi di plastica di Cronomoto (Bob Shaw)
I miei pensieri, da grande, sarebbero stati davvero diversi?
E, soprattutto, cosa avrei fatto il 21.05.2007, alle 22.48
postato da cronomoto | 22:48 in tasca