Sempre i soliti sette, anche per i blogger.
Il blogger peccatore si sveglia e si precipita al pc. Divora blog su blog, non smette finché non è costretto, li consuma, è gola, la sua. Ma non legge davvero, non apre le pagine, ha il suo feedreader e legge solo delle parole, scarne, ridotte a flash d'agenzia, incolori. Per risparmiare tempo, dice lui; per avarizia, dunque. Trova qualcosa, però, che lo incuriosisce, va a vedere. Per prima cosa guarda il contatore. Il blogger peccatore impallidisce: ha il doppio dei suoi contatti! Una crisi di invidia lo travolge. Allora fa un commento acido all’ultimo post. Quello risponde, piccato. Si offendono a vicenda, in preda all’ira, per futili motivi, come si dice. Soddisfatto, il blogger peccatore torna al suo blog. E’ tempo di aggiornare: aggiunge una scritta glitterata, qualche cuoricino, inserisce l’ennesimo banner, cambia la musica di fondo, con lussuria. Adesso un nuovo post: ancora una sua mirabolante avventura fra il tinello e l’ufficio e il bar di fronte; con superbia pensa che centinaia di lettori penderanno dalle sue labbra, leggendolo. Seguendo un commento arriva su un nuovo blog. Un blog antico, di anni. Il blogger peccatore ignora qualsiasi cosa stia prima dell’ultimo post, quello del giorno. Ignora i tag, stavolta ben curati, la cui sola lista gli farebbe capire chi scrive. E, sprofondato nella sua accidia, salta tutti i link che il blogger aveva messo nel post, per arricchire, completare, alludere, provocare.
Un giorno, però, ne clicca uno; così, a caso. Gli va male, al blogger peccatore: è il link per l’inferno.
