Quale posto migliore della pianura per coltivare?
Dove i fiumi lasciano il loro ricordo, a perdita d’occhio si estendono milioni di piante che finiranno in pentola. Ognuna uguale all’altra crescono per essere tagliate. Sono state piantate alla giusta distanza per non darsi fastidio e come pompe idrauliche succhiano nutrimento dalla terra mentre il sole gli dona calore e luce preziosa. Da tempi immemorabili gli uomini danno per togliere, prima con le mani poi con spaventose macchine dai bracci lunghissimi che falciano, raccolgono e imballano. Quel che resta è la nostra terra sfibrata ed esausta, pompata di veleni per farla rinvenire squassata dalle lame di mille vomeri che la rimescolano. Ma nel mezzo di quest’inferno verde dove tutto par essere prevedibile e controllato c’è qualcuno che ha sparso semi alla rinfusa con un gesto antico. Tornato a casa ha aspettato davanti al camino, ha disegnato ponti e ha costruito case nella sua testa, ha giocato a carte con il tempo ed ha sempre vinto anche se i capelli hanno mutato il loro colore. Poi una mattina d’estate è uscito di casa e con grande meraviglia si è accorto che le piante erano diventate alberi, migliaia di alberi infiniti dalle fronde odorose che davano protezione e nutrimento dalla coccinella al capriolo. Gli bastava allungare la mano per raccogliere frutti e tutti gli uomini intorno che lo davano per pazzo iniziarono a capire che pazzo non era affatto.
