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martedì, 17 luglio 2007
Quando si è irrimediabilmente morsi dal tempo la pelle perde elasticità ma la mente continua a viaggiare su un percorso infinito dove l’inizio e la fine non ha più grande importanza. Si dice che i ricordi remoti diventano più vivi e quelli prossimi a venire dimenticati per sempre. È il destino di ogni uno di noi, ma chissà perché non ci si pensa mai. Guardiamo la fine con occhi bendati, e forse è anche giusto che sia così. Ricordo un messaggio prezioso che mi è rimasto dentro, donato da un umile vecchio uomo che ha trascorso una vita a cancellare parole scritte e a costruire con questo un linguaggio non detto. Allora ero un ventenne, così presuntuosamente insicuro, barricato dietro alle mie certezze e con la fame di sapere. Alto magro e allampanato assomigliavo a un fenicottero impazzito che aveva perso il suo stormo, e un po’ per gioco un po’ per il desiderio di affidarmi ascoltai le parole di chi aveva visto tanto. In quel momento mi sentivo una spugna pronta a ricevere tutto il buon senso e la saggezza che solo il tempo ti fa acquisire. Ma tutte le mie aspettative crollarono proprio mentre aprì bocca e con semplice umiltà mi disse: “cosa vuoi che ti dica! Io quello che dovevo fare l’ho fatto, adesso sta a te andare avanti”. Lì per lì rimasi un po’ deluso e ci misi tanto a capire profondamente quelle poche parole lasciate come se fossero una preziosa eredità. Le colsi molto dopo quando divenni uomo, quando mi resi conto che tutto era nelle mie mani e che solo io potevo veramente cambiare quello che mi stava intorno.
postato da miskin |
07:56
lunedì, 09 luglio 2007
Non si è mai capito perché i cani son sempre soli, a me pare invece il contrario. Si nasce soli soffocati da un singhiozzo di pianto nell’apprendere quanto è doloroso respirare, si muore soli nella paura di esserlo. Nella vita ho sempre cercato di fuggire dalla solitudine, a volte chiedendo a volte dando, sono stato compagno di sassi trovati in riva al mare, di carte da gioco scompagnate, di sguardi altrove, e di quella vaga sensazione di smarrimento dove ti chiedi dove sei e se ci sei. Ma come sempre avviene prima o poi si devono sempre fare i conti con noi stessi, gli amici, gli amanti, è gente che nel tragitto della vita scende sempre a una fermata diversa della tua. Allora è li che affiora la paura di guardarsi dentro, di parlarsi, di accettarsi, e piuttosto di cedere a se stessi si scandaglia l’agenda per capire se è rimasta una vaga possibilità per pensare ad altro anche a ciò che non ti è mai interessato. A Berlino rimasi incantato da un giovane che parlava di fronte a una seggiola vuota, forse sapeva che quella tazza di te davanti a lui sarebbe sempre rimasta piena, forse sapeva che la sua discussione era dentro se stesso e non c’era nessuno ad ascoltarlo. Quante volte seguivo il flusso della folla all’uscita dagli uffici annullandomi, perché talvolta più numerosi si è e più ci si sente soli. Nella solitudine l’io si amplifica e si finisce sempre immancabilmente per piangersi addosso. Non siamo fatti per essere soli, si dice comunemente ma a volte è necessario rimanerci, per riflettere se stessi, per prepararsi un piatto di pasta o la colazione per il giorno dopo.
postato da miskin |
08:25
domenica, 01 luglio 2007
TOUT AL MARE ! !
CON UN RITMO ESITVO - CIOE' FLEMMATICO E SVAMPITO - LA REDAZIONE CHIEDE UN VOSTRO PARERE SU UN POSSIBILE TOUT RADUNO DI INIZIO O FINE AGOSTO.
postato da cominciare |
16:40
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