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venerdì, 29 giugno 2007
postato da cronomoto |
13:00
postato da miskin |
11:47
domenica, 24 giugno 2007
Dedicato a Cominciare
Di lei, si può dire che non si sappia niente. Ma sarebbe una bugia, una mezza bugia o forse una sfumatura impalpabile, una foglia che dopo essersi staccata dall'albero poggia a terra, felice. Non cade foglia che Cominciare non voglia, specie se la foglia stessa è Cominciare.
Cominciare che è come l'attacco di un concerto, prima che gli strumenti si mettano a suonare tutti insieme. Quell'attimo, fugace ma decisivo.
Cominciare che fa l'amore con le nuvole, così dicono, l'hanno vista una volta.
Cominciare che è sbadata, questo sì, ma cosa vuol dire essere sbadati, in realtà lei è sempre altrove con la testa, chissà quali viaggi sta facendo, vorrei vedere voi se foste al posto suo. Mica facile essere Cominciare, se non sei Cominciare.
Cominciare che spesso si sente fragile fuori, forte dentro, ma vallo a capire tu qual è il "dentro" e quale il "fuori". Non c'è libretto delle istruzioni.
Cominciare sicuramente è forte, forte. Non le piace piangersi addosso, questo no. Non gioca con le corazze, sa perfettamente che non c'è maschera che tenga. Compie il suo dovere, tutti i giorni, a volte vorrebbe rompere il vetro, liberare le emozioni, ma sul vetro c'è scritto, in basso a sinistra, sulla targhetta gialla, "solo in caso di emergenza o necessità" e pensa che magari può attendere, rimanda il gesto, forse la prossima volta.
lunedì, 18 giugno 2007
Dedicato a Tendarossa
E’ una vita che combatte. Non è mai esistito anno in cui non si lasciasse trasportare dalla curiosità del sapere come fosse cibo, sempre con ragioni differenti che giustificassero la sua famelica foga. Nessun altro atteggiamento gli sembrava del tutto giustificato, tant’è che resistere a questa fame era come una mancanza, una disubbidienza. Eppure quel giorno nonostante la sua tenacissima abitudine alzò lo sguardo oltre i suoi libri, di là dal vetro di quella impolverata finestra. Attraversò la collina, arrivò ai monti, li scalò col pensiero e poi giù verso altre città, altre campagne fino a raggiungere l’orizzonte cavo dell’Oceano.
Lo trovarono immobile e incantato come solo un bambino è capace di essere. Si lasciò accompagnare in camera senza chiedere. Così come lo avevano coricato, si addormentò. Dormì anche chi lo aveva sdraiato, aspettando che, prima o poi, si svegliasse. Era una bella giornata di inizio estate, ventilata e lenta come solo in questa stagione sembra siano le ore. Dormirono fino ad autunno inoltrato, perché avevano questo in comune: non consacravano mai il sonno in un tempo normale, solito, ma potevano dormire a tutte le ore e con qualsiasi luce.
postato da cominciare |
09:16
sabato, 16 giugno 2007
Dedicato a Miskin
via del saluto
e' fatta di foto attaccate a lampioni
ogni giorno
la percorriamo
almeno una volta
e ci fermiamo ad ogni lampione
un pensiero
un sorriso
un bacio
qualche lampione
ce lo siamo dimenticato
o non ci piace più
sotto altri ci soffermiamo
a lungo
qualche lampione e' vuoto
forse per noi
via del saluto ha una targa
che dice
via del saluto
gia' via dell'attesa
venerdì, 15 giugno 2007
I have a dream...
(yes, now, I have a dream)
postato da ArimaneBis |
17:45
I miei sogni, dunque. In senso metaforico: i miei sogni son tanti, solitamente sproporzionati rispetto alle mie reali capacità di realizzarli. Mi rendo conto che sognare troppo a lungo qualcosa, a lungo andare toglie le forze e la voglia di trasformare il sogno in qualcosa di reale. Preferiamo cullarci nei nostri sogni, amiamo perfezionarli, lucidarli, renderli sempre più belli e altisonanti e così facendo ci allontaniamo dal momento in cui dovremo lottare, faticare, prendere delle decisioni, anche causare un dispiacere a qualcuno, per tradurli in realtà. E poi si sa che i sogni son desideri, racchiusi in fondo al cuor.
In senso letterale: quando a volte ti svegli e dici: cavolo, ma era solo un sogno, che peccato. Gran brutta sensazione. O terribile il cosiddetto somnium interruptus (da distinguere dal coitus). Quello che s'interrompe sul più bello e dici: uff non saprò mai come andrà a finire. Perché tanto a) non riuscirai più a prender sonno; b) se anche ci riuscissi, non sognerai nuovamente quel che sognavi prima. Però qualche volta accade. Sognare di sognare sarebbe l'ideale. Così se si interrompe il primo sogno, sei ancora nel mondo onirico. Schopenhauer dice che dormire è un po' un'anticipatio mortis. Io preferisco dirla con Amleto: forse la vita è un sogno, forse il sogno è vitale, mi sa che ci dormirò su. Ronf.
giovedì, 14 giugno 2007
dedicato a GIARRE
Ogni giorno passo per una via abbastanza lontano da qui e saluto a voce alta due immagini di ragazzi attaccate a un palo. Ogni tanto ci sono dei fiori e i loro volti sorridenti sembrano quasi tenersi compagnia. Paaso e saluto a volte chino sui miei passi, avvolte spavaldo e speranzoso, sono diventati miei amici e ogni volta chissà perchè ho come l'impressione che guardino la mia anima. Proprio l'altro giorno passavo di li, ma per quegli strani motivi che almeno una volta nella vita devono capitare, per la prima volta mi trovavo a camminare sull'altro lato della strada. Subito ho penasato che non avrei potuto salutarli, mi preparavo a urlare in modo che mi sentissero, poi risi fra me e me e dissi ciao
postato da miskin |
20:43
mercoledì, 13 giugno 2007
postato da cominciare |
17:51
lunedì, 11 giugno 2007
Detesto il sonno, mi toglie troppo tempo. Se potessi dormirei 10 minuti al giorno, giusto per togliermi il pensiero. Ma quei 10 minuti sarebbero tutti di sogni e le 23 ore e 50 minuti rimanenti servirebbero per la loro esegesi. C’è tutto nel dialogo con colui che siamo e non si mostra: sa cosa vogliamo veramente e parla senza ipocrisie della vita cosciente; e conosce la morte e i suoi misteri; si nasconde, come dio, e si manifesta casualmente, in dubbiosi momenti di cedimento. Se lo chiamiamo non viene e se ci infastidisce bussa alla nostra porta ma come un ladro… A presto Morfeo, a stanotte.
postato da tolstoj76 |
12:18
giovedì, 07 giugno 2007
notes
nessuna deroga ha la mia vita e in silenzio annodo annotazioni inconfutabili
postato da miskin |
18:02
mercoledì, 06 giugno 2007
Eccomi,
ammaccata dalla realtà della vita quando mi costringe a restare sveglia. Sono una donna onirica e il mio incubo peggiore è vivere il quotidiano pieno d’affanni, tristezze, banalità. Invece potrei vivere di sonno, un sogno alla volta, sempre distinto e febbrile. Così, la vita sarebbe come una droga. Incurante di dove io mi trovi spesso fermo il mio passo e l’occhio s’incanta su questo o su quello ad osservare la frenesia del traffico o il particolare di un cortile o ancora il passo distratto di un bambino. In un battito di ciglia cado dentro ad un altro sogno. L’ultimo riguarda lo svenimento della Dama Nera fra le braccia del re Sole. La fusione delle tenebre femminili con la luce maschile regala al cielo l’ultimo atto d’amore cangiandolo di rosa e violetto. L’amore e l’odio, la vana conoscenza di fronte alla bellezza ignorante, ma dopo posso continuare a trovare le motivazioni per questa rappresentazione che esprimerà la difficoltà della relazione tra uomo e donna intrappolati nell’istinto di attrarsi e sfuggirsi eternamente. La pace e la tempesta e in balia della mia estasi non so definire perché io abbia a volte questa luce che m’illumina la mente e altre volte al contrario no, ma spesso, in un frammento d’orologio, vengo investita, quasi travolta dalla mia stessa fantasia.
postato da cominciare |
10:43
martedì, 05 giugno 2007
COMINCIARE, dove sei FINITA?
postato da ArimaneBis |
22:09
lunedì, 04 giugno 2007
Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni
W. Shakespeare, La tempesta.
Il sonno sorprende, pacifica, avvicina, accarezza, chiude qualcosa e apre qualcos'altro. Le parole del risveglio vengono direttamente dai sogni. E nei sogni - si sa - abitiamo interi; ci viviamo coperti di abiti surreali, mandiamo messaggi da oracolo, confondiamo le carte; ma quello che resta, filtrato, spoglio, essenziale, ha il sapore e il colore acceso della verità.
(è facile sapere i sogni e gli incubi di Arimane: sono tutti lì...)
domenica, 03 giugno 2007
la differenza tra i sogni e gli incubi e' che i primi sono rari e i secondi continui e frequenti. il mio sogno /incubo ricorrente e' non arrivare in tempo a prendere un aereo o un treno. succedono sempre mille cose e all'ultimo l'aereo o il treno se ne e' andato. se sono in macchina sono spesso su sentieri di montagna senza fine, sconnessi, ripidi e pieni di curve. la meta non arriva mai. difficilmente sono in mare o nell'acqua perchè se sogno il mare o l'acqua e' un luogo così pacifico che sto così bene che non mi ricordo. quando finalmente nuoterò nelle acque delle hawaii dietro alla tartaruga sarò tornata nell'unico paradiso che abbia visto in vita. ma non e' ancora ora evidentemente. l'altra notte andando in macchina a prendere/perdere un aereo sono caduta in un lago con la macchina.
citando marzullo, se la mia vita e' un sogno non e' una gran vita, se i sogni aiutano a vivere, devo perdere meno occasioni?
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