c'est tout

   Questo spazio vuole essere un luogo di gioco misurato e composto. Lo scritto unisce con leggerezza i partecipanti per affinità e vicinanza.

 



link
il mio archivio
oggi
giugno 2008
marzo 2008
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
le mie categorie
alla lavagna
autobiografie
citazioni
clonazioni
dedicato
ecchisenefrega
gare
in tasca
incipit
intermezzi
peccati
puzzolente
recensioni
snob dentro
sogni
valigie
counter
*loading* visite



martedì, 03 giugno 2008
 

Quale posto migliore della pianura per coltivare?
Dove i fiumi lasciano il loro ricordo, a perdita d’occhio si estendono milioni di piante che finiranno in pentola. Ognuna uguale all’altra crescono per essere tagliate. Sono state piantate alla giusta distanza per non darsi fastidio e come pompe idrauliche succhiano nutrimento dalla terra mentre il sole gli dona calore e luce preziosa. Da tempi immemorabili gli uomini danno per togliere, prima con le mani poi con spaventose macchine dai bracci lunghissimi che falciano, raccolgono e imballano. Quel che resta è la nostra terra sfibrata ed esausta, pompata di veleni per farla rinvenire squassata dalle lame di mille vomeri che la rimescolano. Ma nel mezzo di quest’inferno verde dove tutto par essere prevedibile e controllato c’è qualcuno che ha sparso semi alla rinfusa con un gesto antico. Tornato a casa ha aspettato davanti al camino, ha disegnato ponti e ha costruito case nella sua testa, ha giocato a carte con il tempo ed ha sempre vinto anche se i capelli hanno mutato il loro colore. Poi una mattina d’estate è uscito di casa e con grande meraviglia si è accorto che le piante erano diventate alberi, migliaia di alberi infiniti dalle fronde odorose che davano protezione e nutrimento dalla coccinella al capriolo. Gli bastava allungare la mano per raccogliere frutti e tutti gli uomini intorno che lo davano per pazzo iniziarono a capire che pazzo non era affatto.
postato da miskin | 00:06


sabato, 29 marzo 2008
 

smile





postato da giarre | 19:20 dedicato


martedì, 25 marzo 2008
 

:-)

Molti di noi godono dei nuovi mezzi per comunicare, si pensa che con quelli si possa mandare sensazioni profonde magari con un semplice disegnino stupido di una sfera gialla che sorride come un ebete, un sorriso omologato, facile per tutti, un sorriso che dice tutto e niente. Il sorriso di noi uomini e donne è una cosa meravigliosa spesso si pensa che coinvolge solo la bocca ma in realtà l’espressione del viso, la luce degli occhi cambia, si trasforma e inevitabilmente diventiamo tutti più belli, si perché è un modo di aprirsi e levarsi la maschera che tanto sembra di aiutarci nei rapporti. Il sorriso è contagioso, si dice, è disarmante, e pieno di mille sfaccettature, sotto i baffi assume un significato e se è appena accennato talvolta ti comunica un senso di grande tenerezza. Ma torniamo a quella atroce pallina colorata, a volte mi chiedo se tutti noi siamo tornati ad essere bambini; magari fosse così veramente in verità non abbiamo tempo di pensare, non abbiamo voglia di soffermarci su una cosa semplice, si schiaccia un tasto e così si risolve tutto. Lo facciamo con tale disinvoltura che diventa una sorta di prolungamento dell’automazione e quando non ci si rende più conto di quello che si fa si inizia a pensare che la realtà è racchiusa in quella piccola pallina che è sempre uguale e non cambierà mai. Ah certo ce ne sono anche altre, ce ne sono un infinità, magicamente si può scegliere di ridere o piangere di battere i pugni, di essere tristi e sconsolati, di provare rabbia, ma cosa rimane a noi dopo? Cosa rimane delle parole che corrono su un tapirulan verticale e che si sciolgono nel nulla? La nostra epoca è fatta di alimenti che sulla confezione sembrano invitanti e poi ti ritrovi una strana massa rinsecchita sotto vuoto eterna, la musica si può ascoltare ripetutamente lasciandola invariata sempre uguale, si può diventare amici per la pelle con un solo click e si può bloccare un amico che probabilmente in quel momento sta male con un altro click cancellandolo per sempre. Oggi non si usa più il volto per comunicare, si usano gli sms anche per licenziare o per interrompere una splendida storia d’amore. Si è più comodo, è più semplice ma cosa ci lascia tutto questo? Aridità e confusione e una grande e profonda solitudine interiore.
postato da miskin | 11:50


venerdì, 05 ottobre 2007
 

Uno dei più grandi vizi direi che è il pensare al posto di un altro, decidere cosa sia bene per lui, senza neanche consultarlo...è doppiamente un vizio, un'appropriazione indebita della facoltà che ha ciascuno di noi di sapere, di capire, di poter fare liberamente e in santa pace i propri errori.

postato da latendarossa | 19:14 peccati


lunedì, 10 settembre 2007
 

C'est tout?

 

postato da ArimaneBis | 21:02


mercoledì, 29 agosto 2007
 


La fragilità, una volta si chiamava debolezza, non è più consentita: oggi è un peccato.
Dedico a Cominciare e a Giarre Come Cristallo
(possiamo anche tenerci i nostri attimi di fragilità, che siano attimi, ma restino parti di noi stesse)

postato da cronomoto | 23:50 peccati
 

continuando arimane

mi confesso: ho peccato di invidia verso un blog visitatissimo ho peccato di lussuria vero un' altro che ho amato tanto da non poterne fare ameno ho peccato di accidia verso questo su cui non ho piu scritto ho peccato di gola verso il mio che non potevo smettere di mangiarmelo con gli occhi ho peccato di ira verso quello di quella tizia che offendeva una mia amica ho peccato di avarizia lasciando pochi commenti in giro ho peccato di superbia nei confronti dei blog sfigati.

 

 

 

postato da giarre | 13:33 peccati, clonazioni
 

Ho sempre creduto che il vizio appartenesse profondamente all’anima della persona, che insomma fosse una cosa intima, una firma, la propria bandiera. In alcuni casi e per certi versi alcune tendenze riportavano l’individuo in uno stato di pace con se stesso e nell’idillio del proprio segreto ritornava in pace col mondo. Perverso è vero, ma tanto umano. Quello è un deviato mentale, si diceva indicando sempre qualcun’altro e non prendendo mai se stessi in seria considerazione ed erano sempre coloro che, insistendo nella retta via, assaggiavano tutto l’amaro della vita. Se considero adesso i sette vizi capitali come l’obbrobrio di un comportamento peccaminoso quasi mi viene da sorridere, sono tutti parte di me in ogni ora della mia vita, sono ovunque e in tutti, spudoratamente.

Ecco un avverbio che diviene il centro di questo ragionamento: la spudoratezza è il primo nuovo vizio capitale! Lo lego al consumismo che oltrepassa la singola superbia per trasformarsi in malattia collettiva. Può inabissarsi oltre se si considera il fenomeno della globalizzazione dove tutto diviene di massa come l’ignoranza che non è altro che l’apoteosi dell’accidia e il conformismo nato, in parte, dalla lussuria. Quattro contro sette: dite che non va bene? Si può proseguire con la corruzione, l’odio ma poi mi chiedo se davvero desidero scavare così a fondo dentro la nostra natura, se questo è un bene o un male, se mi erigo io stessa a giudice di chi, poi ?

Se, infine, anch'essi non siano ormai parte di me.

postato da cominciare | 09:47 peccati


martedì, 28 agosto 2007
 

Sempre i soliti sette, anche per i blogger.
 
Il blogger peccatore si sveglia e si precipita al pc. Divora blog su blog, non smette finché non è costretto, li consuma, è gola, la sua. Ma non legge davvero, non apre le pagine, ha il suo feedreader e legge solo delle parole, scarne, ridotte a flash d'agenzia, incolori. Per risparmiare tempo, dice lui; per avarizia, dunque. Trova qualcosa, però, che lo incuriosisce, va a vedere. Per prima cosa guarda il contatore. Il blogger peccatore impallidisce: ha il doppio dei suoi contatti! Una crisi di invidia lo travolge. Allora fa un commento acido all’ultimo post. Quello risponde, piccato. Si offendono a vicenda, in preda all’ira, per futili motivi, come si dice. Soddisfatto, il blogger peccatore torna al suo blog. E’ tempo di aggiornare: aggiunge una scritta glitterata, qualche cuoricino, inserisce l’ennesimo banner, cambia la musica di fondo, con lussuria. Adesso un nuovo post: ancora una sua mirabolante avventura fra il tinello e l’ufficio e il bar di fronte; con superbia pensa che centinaia di lettori penderanno dalle sue labbra, leggendolo. Seguendo un commento arriva su un nuovo blog. Un blog antico, di anni. Il blogger peccatore ignora qualsiasi cosa stia prima dell’ultimo post, quello del giorno. Ignora i tag, stavolta ben curati, la cui sola lista gli farebbe capire chi scrive. E, sprofondato nella sua accidia, salta tutti i link che il blogger aveva messo nel post, per arricchire, completare, alludere, provocare.
Un giorno, però, ne clicca uno; così, a caso. Gli va male, al blogger peccatore: è il link per l’inferno.
 
 
postato da ArimaneBis | 15:33 peccati


domenica, 26 agosto 2007
 

 

 

n e l   2 0 0 7   i   p e c c a t i   c a p i t a l i   s o n o   a n c o r a  . . .  

s e t t e  ?

 

postato da cominciare | 14:00 peccati


martedì, 17 luglio 2007
 

Quando si è irrimediabilmente morsi dal tempo la pelle perde elasticità ma la mente continua a viaggiare su un percorso infinito dove l’inizio e la fine non ha più grande importanza. Si dice che i ricordi remoti diventano più vivi e quelli prossimi a venire dimenticati per sempre. È il destino di ogni uno di noi, ma chissà perché non ci si pensa mai. Guardiamo la fine con occhi bendati, e forse è anche giusto che sia così. Ricordo un messaggio prezioso che mi è rimasto dentro, donato da un umile vecchio uomo che ha trascorso una vita a cancellare parole scritte e a costruire con questo un linguaggio non detto. Allora ero un ventenne, così presuntuosamente insicuro, barricato dietro alle mie certezze e con la fame di sapere. Alto magro e allampanato assomigliavo a un fenicottero impazzito che aveva perso il suo stormo, e un po’ per gioco un po’ per il desiderio di affidarmi ascoltai le parole di chi aveva visto tanto. In quel momento mi sentivo una spugna pronta a ricevere tutto il buon senso e la saggezza che solo il tempo ti fa acquisire. Ma tutte le mie aspettative crollarono proprio mentre aprì bocca e con semplice umiltà mi disse: “cosa vuoi che ti dica! Io quello che dovevo fare l’ho fatto, adesso sta a te andare avanti”. Lì per lì rimasi un po’ deluso e ci misi tanto a capire profondamente quelle poche parole lasciate come se fossero una preziosa eredità. Le colsi molto dopo quando divenni uomo, quando mi resi conto che tutto era nelle mie mani e che solo io potevo veramente cambiare quello che mi stava intorno.
postato da miskin | 07:56


lunedì, 09 luglio 2007
 

Non si è mai capito perché i cani son sempre soli, a me pare invece il contrario. Si nasce soli soffocati da un singhiozzo di pianto nell’apprendere quanto è doloroso respirare, si muore soli nella paura di esserlo. Nella vita ho sempre cercato di fuggire dalla solitudine, a volte chiedendo a volte dando, sono stato compagno di sassi trovati in riva al mare, di carte da gioco scompagnate, di sguardi altrove, e di quella vaga sensazione di smarrimento dove ti chiedi dove sei e se ci sei. Ma come sempre avviene prima o poi si devono sempre fare i conti con noi stessi, gli amici, gli amanti, è gente che nel tragitto della vita scende sempre a una fermata diversa della tua. Allora è li che affiora la paura di guardarsi dentro, di parlarsi, di accettarsi, e piuttosto di cedere a se stessi si scandaglia l’agenda per capire se è rimasta una vaga possibilità per pensare ad altro anche a ciò che non ti è mai interessato. A Berlino rimasi incantato da un giovane che parlava di fronte a una seggiola vuota, forse sapeva che quella tazza di te davanti a lui sarebbe sempre rimasta piena, forse sapeva che la sua discussione era dentro se stesso e non c’era nessuno ad ascoltarlo. Quante volte seguivo il flusso della folla all’uscita dagli uffici annullandomi, perché talvolta più numerosi si è e più ci si sente soli. Nella solitudine l’io si amplifica e si finisce sempre immancabilmente per piangersi addosso. Non siamo fatti per essere soli, si dice comunemente ma a volte è necessario rimanerci, per riflettere se stessi, per prepararsi un piatto di pasta o la colazione per il giorno dopo.
postato da miskin | 08:25


domenica, 01 luglio 2007
 

TOUT AL MARE ! !

 

CON UN RITMO ESITVO - CIOE' FLEMMATICO E SVAMPITO - LA REDAZIONE CHIEDE UN VOSTRO PARERE SU UN POSSIBILE TOUT RADUNO DI INIZIO O FINE AGOSTO.

 

postato da cominciare | 16:40


venerdì, 29 giugno 2007
 

postato da cronomoto | 13:00
 

UC
postato da miskin | 11:47